Milano in vetta

UN ROMANO SI AGGIRA IN LOMBARDIA

 

Era luglio e mi ero appena licenziato. Avevo a disposizione un'unica, striminzita. misera settimana di ferie, diventava fondamentale giocarsela bene.


Da anni ormai tutte le mie vacanze le trascorrevo sulle Dolomiti, le avevo
girate un po' tutte, val di Fassa, val Gardena, il Cadore, le Pale di San Martino,
cercavo qualcosa di nuovo. Così iniziai a sfogliare riviste e libri di montagna,
erano anni in cui internet ancora non esisteva, e frugando, leggendo e
sognando arrivai in... Lombardia.
Come tanti romani non immaginavo nemmeno che in Lombardia ci fossero
montagne, tutto quello che sapevo della regione era che ci giocavano Rivera
e Mazzola, e poi, ovviamente, la nebbia e le zanzare.
Ma ecco che un titolo mi resta impresso, un titolo che segnala l'esistenza
delle montagne in Lombardia, addirittura un 4000 metri e tante altre cime
di oltre 3000, collegate tra di loro da un'alta via che a farla tutta servono
15 giorni, lunga, impegnativa, spettacolare per paesaggi e panorami e
soprattutto la possibilità di interromperla dopo una settimana, il tempo che io
avevo a disposizione.
Scopro così il Sentiero Roma e l'alta via della Val Malenco.
Opto per il primo perché affascinato dall'idea di vedere il pizzo Badile scalato
da Cassin. Telefono a Gioacchino che come al solito decide solamente la
mattina stessa di venire. In fretta si compra degli scarponi nuovi, mettiamo
nello zaino quello che serve per arrampicare e partiamo.
Un'esperienza indimenticabile, ancora oggi ho negli occhi tante immagini di
quella settimana.
La faccia stravolta di Gioacchino quando arriviamo al rifugio Giannetti, 1400
metri di salita con uno zaino pesantissimo e un caldo feroce. Partenza da
Bagni di Masino alle 14.00 dopo il viaggio di notte in treno.
La faccia stravolta di entrambi quando il giorno dopo rientriamo sempre alla
Giannetti dopo essere saliti in vetta al Badile nell'allucinante tempo di 11 ore
(mediamente ce ne vogliono la metà).
La gioia nello svegliarsi al rifugio Ponti e vedere che fuori c'era il temporale,
con quel tempo era meglio rimettersi a dormire che andare a cercar rogne
sul monte Disgrazia.
E poi la gente, poca, incontrata lungo il sentiero e le chiacchiere e le notti in
bianco al rifugio causa russatori.
E poi Alberto, un bergamasco che diventerà un carissimo amico con cui
salirò il Monte Bianco e tante altre belle vette e che cambierà il corso della
mia vita.
Alberto infatti inizia a parlarci della Val Codera, una valle unica, poco
conosciuta fuori della Lombardia, dove esiste un rifugio molto accogliente,
ben gestito e dove si mangia bene.
Avendo saltato il Disgrazia abbiamo ancora del tempo prima che la settimana
finisca, tutti e tre decidiamo allora di andare in Codera.
Scendiamo a Torre Santa Maria e via in pullman e poi treno e poi ancora un
altro treno fino a Novate Mezzola, inizio della mulattiera della val Codera.
Gioacchino ormai stravolto scarica lo zaino a casa della prima signora che
incontra in paese.
Arriviamo così alla famosa locanda di Codera dove troviamo i gestori ad
accoglierci e soprattutto incontro Claudia.
E qui cambia tutto, nei mesi successivi inizieremo a scriverci, inizierò a salire
sempre più spesso a Milano, inizieremo ad andare sempre più di frequente
in montagna insieme.
Insomma alla fine ci sposiamo e grazie al Sentiero Roma, ad Alberto, alle
tante casualità della vita che mi hanno fatto incontrare Claudia oggi sono un
felice accompagnatore di media montagna della Lombardia.

Paolo Erba
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