Milano in vetta

Tanti nuovi montanari sulle Alpi

Presentato in anteprima a Milano nell’ambito di Bookcity e ufficialmente a Bolzano il 23 novembre alle giornate di “Immigrazione straniera nelle Alpi”, Il libro “Per forza o per scelta” propone un tema di grandissima attualità legato all’immediato futuro delle nostre montagne.

Curato da Andrea Membretti, Ingrid Kofler e Pier Paolo Viazzo, il volume fa il punto sulla presenza di immigrati e rifugiati nelle montagne italiane. Lo fa in modo chiaro, aggiornato e puntuale, partendo da dati che possono sorprendere chi ancora non si è reso conto del fenomeno in atto.

Gli stranieri che già abitano stabilmente nei Comuni alpini italiani sono quasi 400.000 (circa un milione comprendendo i comuni appenninici) e si dedicano principalmente ad attività tendenzialmente “trascurate” dagli italiani: pastorizia, ripristino di costruzioni abbandonate e muretti a secco, taglio e manutenzione forestale, lavori nelle vigne e in alpeggi, estrazione della pietra, pulizie alberghiere, assistenza domiciliare, ecc.

Se si considera che il 90% dei Comuni montani ha meno di 10.000 abitanti e che gran parte dei piccoli centri è interessato da fenomeni di spopolamento e di invecchiamento demografico, risulta evidente come la crescita di popolazione straniera stia dando un contributo importante alla tenuta del tessuto sociale ed economico dei Comuni stessi.

In loro assenza sarebbe ancora più critica la situazione delle attività agricole, zootecniche e silvo-pastorali, dell’edilizia locale, dei più vari lavori di manutenzione e della cura della popolazione anziana. E se sono ancora attivi presidi scolastici e sanitari in tante piccole località di montagna, lo si deve proprio al mantenimento di un certo livello di popolazione.

Ma quali sono gli elementi che orientano verso le aree montane tanti stranieri? Fattori di attrazione sono le esperienze già maturate nel settore primario (agricoltura, pastorizia, silvicoltura, ecc.) così come nell’edilizia, nell’artigianato e nel comparto turistico. Inoltre vanno considerate sia la disponibilità di alloggi a prezzi contenuti, sia il minor costo della vita e la vivibilità ambientale e sociale rispetto alle grandi città.

In questo contesto si innesta oggi la problematica dell’arrivo dei nuovi migranti, montanari “per scelta” e spesso trasferiti “per forza” (rifugiati e richiedenti asilo).

E’ avvenuto, sta avvenendo, un fenomeno di dispersione geografica dei migranti nelle aree montane, al punto che vi è attualmente ospitato quasi il 30% dei migranti forzati a livello nazionale. Questo dimostra che può essere superata senza contraccolpi sociali la soglia di possibile integrazione, stabilita dal Governo in 2,5 migranti ogni 1000 abitanti.

E’ anche probabile che si assista, come già è avvenuto in diversi Comuni, al radicamento di determinate comunità, in grado di dare continuità alle attività che sono proprie dei territori montani, e quindi il valore economico degli stessi. La comunità rumena a Pragelato, quella cinese a Bagnolo Piemonte, i Sikh nell’Appennino emiliano e tante altre ancora, fino al 90% di pastori di origine straniera che consentono di mantenere la pastorizia in Abruzzo, sono esempi di una tendenza in atto, che necessita sicuramente di un nuovo quadro normativo.

Il libro “Per forza o per scelta”, nell’analizzare con ricchezza di dati questo complesso fenomeno, riporta in conclusione dodici casi di studio, che portano esempi di buone pratiche di accoglienza e integrazione di migranti e nuovi montanari, nel segno della convivenza umana e della convenienza economica.

Tutto quanto detto sta avvenendo con grande rapidità, sotto la spinta dei nuovi arrivi, in un contesto che deve assolutamente essere governato ed essere oggetto di programmazione, in modo da evitare contraccolpi sociali.

Uscire dalla logica dell’emergenza e del “fenomeno straordinario”, senza farsi condizionare da tante sciocchezze divulgate a puro scopo elettorale, è l’unica strada per trasformare un fenomeno in un’opportunità, nel cuore di un Paese che ogni anno, purtroppo, è più vecchio.

 

Gabriele Zerbi

Pubblicato il 28/11/2017