Milano in vetta

I laghi alpini

Il bello dei laghi alpini è che non te li aspetti salendo, se non sai che ci sono, e non li vedi finché non fai un ultimo passo, superi l’altezza dell’argine e a quel punto, davanti agli occhi, ti si apre di colpo un paesaggio nuovo.

 

 

Gli zoccoli del camoscio

Gli zoccoli dei camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su strapiombi, giocolieri in salita, acrobati in discesa, sono artisti da circo per la platea delle montagne.

La stella alpina di Antonia

Ti vorrei dare questa stella alpina.
Guardala: è grande e morbida. Sul foglio

pare un’esangue mano abbandonata.

Sbucata dalle crepe di una roccia,

o sui ghiaioni, o al ciglio di una gola,

là si sbiancava alla più pura luce.

Un’idea astratta di natura

Siete voi di città che la chiamate natura. E’ così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito.  Cose che si possono usare.

 

 

Da Mauro Corona antichi consigli

Un trucco per ottenere legno da lavoro di eccellente resa è quello di lasciare le piante stese per terra almeno venti giorni. Prima però bisogna privarle di tutti i rami tranne un ciuffo sulla cima. Questo sistema da noi si dice “in sciadéna”. La cima, che non vuole morire, cercherà di resistere (....continua a leggere)

Cento anni fa: un poeta al fronte

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata.

 

 

Un punta dei piedi

In montagna cerco di non fare rumore, di non dare voce al compagno di cordata. Desidero passare in punta dei piedi e di dita, zitto, perché sono sulla parete un corpo estraneo alla materia. Per me è una creatura gigantesca e io una sua pulce che viaggia di nascosto.

L’importanza di sapersi valutare

Negli ultimi venticinque anni ho partecipato a oltre mille interventi di salvataggio in montagna; ho visto molti incidenti con esito tragico, per colpa delle vittime o perché il destino ha voluto così. Molti alpinisti si sopravvalutano o sottovalutano in montagna: tentano di raggiungere a tutti i costi i loro scopi senza rispettare la natura,

Rinunciare a salire

La rinuncia in montagna è un atto di umiltà, perciò difficile. La minima cordata di due, pure se è d’accordo, ha sempre uno che incassa meno bene la ritirata, che avrebbe voluto rischiare un po’ di più.

Il Papa alpinista

Don Achille era nato a Desio, in Brianza, e per chi vive da quelle parti, l’orizzonte verso nord è chiuso dalla linea delle montagne prealpine; da sinistra i placidi rilievi sopra Como ed Erba, poi il profilo si impenna con le vette puntate delle due Grigne e con la frastagliata cresta del Resegone. Don Achille amava quella linea e gli piaceva osservarla, da qualche punto rilevato, anche quando viveva a Milano. (…)

Cento anni fa, nell’ottobre del 1913, don Achille Ratti,

La giusta via

Per la maggior parte degli alpinisti, la principale difficoltà di una scalata del Cervino consiste nell’orientamento e trovare la strada sulla cresta del Cervino è tutt’altro che facile. Se non ci si trova sulla via giusta, si perde molto tempo e si raggiungono i propri limiti

La città ingorda

Nel secondo dopoguerra del Novecento, con l’affermazione del turismo di massa e dello sci di pista, un modello suadente, edonistico e smaccatamente cittadino si è posato sulla tradizione contadina costruita sul risparmio e la sobrietà. Era povera e resistente, ma non abbastanza. Sembrava imbattibile, ma è stata travolta

Le vie normali, e non solo

Quando ci si trova davanti a un ostacolo, la linea più breve tra due punti può essere una linea curva.

I dieci passi degli 8000

Di solito, quando si comincia a decelerare e si continua a salire, le forze diminuiscono sempre più vistosamente, si diventa sempre meno lucidi, le soste si allungano. Invece a me non stava accadendo nulla del genere: rimaneva solo il fiato corto e quei dieci, inesorabili costanti passi

La città ha cambiato la montagna

Nel secondo dopoguerra del Novecento, con l’affermazione del turismo di massa e dello sci di pista, un modello suadente, edonistico e smaccatamente cittadino si è posato sulla tradizione contadina costruita sul risparmio e la sobrietà. Era povera e resistente, ma non abbastanza. Sembrava imbattibile, ma è stata travolta

All’improvviso il Monte Rosa

Il paesaggio si aprì all’improvviso, davanti agli occhi, avevamo il Monte Rosa. Un mondo artico, un eterno inverno che incombeva sui pascoli estivi. Mia madre ne fu spaventata. Mio padre invece diceva che fu come scoprire un altro ordine di grandezza

Toccare il calcare

Chi degusta i monti fino in fondo con l’anima, coi sensi, con tutto, prova brividi d’intenso piacere geologico alla vista ed al contatto di certe pietre, di certe rupi. Dopotutto la roccia cos’è se non carne del mondo, carne cosmica? Personalmente trovo sempre irresistibile il calcare,

Miracolo a Milano

In certi giorni di vento, in autunno o in primavera, in fondo ai viali di Milano comparivano le montagne. Succedeva dopo una curva, sopra un cavalcavia, all’improvviso, e gli occhi dei miei genitori, senza bisogno che uno indicasse all’altra, correvano subito lì.

Far lavorare tutti i sensi

In montagna far lavorare i cinque sensi. Gli odori, i colori, i sapori, il tatto, l’udito, sono medicine per il corpo e l’anima. Quando vado in giro d’autunno mi accorgo che poca gente è interessata ai colori. Per troppa fretta non sfruttano la vista

Via dalla città!

Quelle ore di fatica ci allontanavano gradualmente dal mondo normale della pianura e della città. Lasciavi la fonte Cerreto tra le querce; poco dopo gli alberi si trasformavano in arbusti, poi sparivano del tutto,

La prima salita al Monte Ventoso

Partimmo da casa il giorno stabilito e a sera eravamo giunti a Malaucena, alle falde del monte, verso settentrione. Qui ci fermammo un giorno e oggi finalmente, con un servo ciascuno, abbiamo cominciato la salita,

Rifugio d’uccelli notturni

In alto c’è un pino distorto;

sta intento ed ascolta l’abisso

col fusto piegato a balestra.

 

Rifugio d’uccelli notturni,

Pensieri in salita

Cerco di capire che cosa succede nella mia testa. Ho cominciato a capire che fare scalate a grandi altezze è un processo mentale, un esercizio di concentrazione e di volontà.

L’aurora dal bivacco

Uscivamo all’aurora, strofinandoci gli occhi, dalla portina del bivacco Martinotti, ed ecco, tutto intorno, appena toccate dal sole, le montagne

Da Mauro Corona antichi consigli

Un trucco per ottenere legno da lavoro di eccellente resa è quello di lasciare le piante stese per terra almeno venti giorni. Prima però bisogna privarle di tutti i rami tranne un ciuffo sulla cima.

La montagna per nascere veramente

Scandagliare i propri limiti, le proprie forze, superare le proprie paure e i propri dubbi: questa è una risposta che va più in là del semplice divertimento nell’andare in montagna

Pericolo, rischio, avventura

Gioco e avventura, per restare insieme, hanno bisogno del rischio. Il rischio è un’esposizione, scelta e calcolata, a un potenziale pericolo, assunto sulla base della conoscenza che si ha di sé, del proprio corpo e dell’ambiente in cui ci si muove.

Ungaretti: un poeta al fronte

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata.

Gli alberi eroi

Esistono in montagna gli alberi eroi, piantati sopra il vuoto, medaglie sopra il petto di strapiombi. Salgo ogni estate in visita a uno di loro. Prima di andare via monto a cavallo del suo braccio sul vuoto.

Gli Sherpa e la strada

“In tibetano “sherpa” significa “orientale”, e gli sherpa che si stabilirono nel Khumbu circa 450 anni fa sono un popolo buddhista, amante della pace, che viene dalla parte orientale dell’altopiano. Non riescono a star fermi,

Un incontro in Grigna

Un giorno (era il 1956, avevo vent’anni) andai in treno verso la Grigna e iniziai l’arrampicata ai torrioni Magnaghi, senza corda né niente. A un certo punto mi ritrovai dietro tre alpinisti e uno di loro mi chiamò: “Dove vai, biondino?” (all’epoca avevo i capelli chiari e un po’ lunghi), “Vuoi venire con noi?”. Era Bonatti.