“Dal saccopiuma osservo la luce che filtra attraverso
le pareti verdi e rosse della tenda. Simon russa forte, di
tanto in tanto si scuote nel sonno. Potremmo essere
ovunque. Non c’è luogo più anonimo di una tenda: chiusa
la cerniera, scomparso alla vista il mondo esterno, la
coscienza dello spazio circostante si dissolve. Scozia, Alpi
francesi, Karakorum: ogni posto è uguale all’altro. Fruscii
di teli sferzati dal vento, il picchiettio della pioggia sul tetto,
le gibbosità del terreno sotto la schiena, un puzzo di calze
sporche, di sudore…tutto è familiare e rassicurante quanto
il calore del saccopiuma.
Fuori, nel cielo che rischiara, le cime si illuminano
ai primi raggi del sole. Forse in questo momento,
sfruttando le correnti ascendenti d’aria calda, un condor
si libra, immobile, sopra le tende. Non è pura fantasia.
Ieri pomeriggio ne ho visto uno volteggiare sul campo. Ci
troviamo nel cuore della cordillera Huayhuash, nelle Ande
peruviane. Quarantacinque chilometri di faticoso cammino
ci separano dal villaggio più vicino. Attorno a noi sorge il
più spettacolare anfiteatro di montagne di ghiaccio che
io abbia mai visto. Ma, di tutto questo, dentro la tenda si
percepisce soltanto il boato regolare delle valanghe che
piombano dalle pendici del Cerro Sarapo”.
la lettura prosegue in
“La morte sospesa”
di Joe Simpson - CDA & Vivalda