LA CONQUISTA DELL’INUTILE
La luce che filtrava attraverso il telo della tenda era colorata di arancio: inciampando tra i vapori del minestrone che bolliva vicino all’entrata, penetrava sottile fino a disperdere nell’aria bagliori simili a quelli di un’alba ancora acerba, incurante dei nostri orologi che segnavano quasi la mezzanotte. Dopo tante notti trascorse in Lapponia quello strano capriccio della natura, che pietrificava il sole al momento del tramonto, lasciandolo sospeso in un’attesa quasi infinita, riusciva ancora a cogliermi di sorpresa. Era una strana sensazione, era come riuscire ad annullare le leggi del tempo, quell’alternanza di notte e di giorno che rappresenta la più elementare certezza nella vita di ogni persona. In Lapponia questa certezza non esisteva e l’estate era sicuramente una stagione preziosa per chi aveva occhi per guardare e piedi per camminare come due escursionisti come me e Roberto.
Con questi pensieri che mi riempivano la mente, raggomitolata sul fondo del sacco piuma, cercavo invano una comoda posizione in mezzo alle radici che affioravano dal terreno sottostante, ricordando al mio corpo tutta la fatica delle undici ore di cammino appena compiute. Eravamo stati sulla montagna più alta della Lapponia, quel giorno, e il Kebnekaise ci aveva accolto come un vecchio signore dell’inverno che, incurante dell’estate ormai dischiusa su tutti i prati della regione, continuava un letargo fatto di neve e di piogge nebbiose. L’unica volta che eravamo riusciti a vederne la cima era stato durante il primo giorno del trekking, lungo il sentiero che si avvicinava alla montagna…
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“Il suonatore di bottiglie”
di Manuela Curioni - Kellermann Editore