milano in vetta
IL PORTALE DI CHI AMA LA MONTAGNA

GASHERBRUM IV LA SPLENDIDA CIMA

“Salire sopra un aereo che non ha sedili, che ti accoglie
con una carlinga vuota come una soffitta, la quale poi serve
per il trasporto di sacchi, cassette, rotoli di filo, metallico,
pacchi ed involti, fa un certo piacere; ti senti come addetto
ai lavori, ammesso agli arcani misteri dell’aria, senza tutte
quelle barriere che generalmente ne dividono il pubblico
profano. D’altra parte proprio questo DC3 sul quale
attraverseremo l’Himalaya fino a Skardu si rivela subito,
anche all’occhio più svagato, come un antico galeone del
cielo che naviga da più decenni tra le nubi. Non solo la
carrozzeria è tenuta insieme col fil di ferro, ma i motori
partendo sputacchiano asmaticamente i prodotti delle
proprie affannose combustioni. Così al piacere di sentirsi
quasi in famiglia subentra prestissimo l’apprensione di
sapersi in balia del caso meccanico, d’una vitina che può
rompersi, d’un tubo che può cedere, d’un filo che può
carbonizzarsi.
La mattina è splendida; del resto gli aerei lasciano il campo
soltanto se il cielo è perfettamente pulito. In genere – una
volta che gli uffici meteorologici hanno dato il via – parte un
primo volo per Gilgit verso le cinque e mezza del mattino.
La vallata di Gilgit è più lontana, ma assai più facile da
raggiungere di quella di Skardu; al ritorno il pilota devia
leggermente dalla rotta tenuta all’andata ed esplora a
vista la situazione nelle gole dell’Indo; è laggiù infatti che
possono formarsi delle nubi – impossibili a rilevarsi altro
che per visione diretta – tali da rendere molto pericoloso
e quindi sconsigliabile il successivo volo per Skardu. Se le
cose vanno bene, quest’ultimo ha luogo verso le otto”.


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“Gasherbrum IV la splendida cima”
di Fosco Maraini - CDA & Vivalda