“Il trentanovenne Fritz von Almen, vestito sobriamente e
grave in volto, entrò nel portichetto dell’albergo che la sua
famiglia possedeva nelle Alpi svizzere a più di duemila
metri d’altezza, e sedette davanti al binocolo orientabile
puntato verso una parete montana sovrastante la distesa
ampia dei prati. Era il 4 agosto del 1957, una domenica
mattina, sul tardi. Già da due giorni il tempo favoriva
quello che era l’hobby di von Almen, l’osservazione delle
montagne. Il sole estivo folgorava sulla terra e gli infondeva
un senso di fiduciosa aspettativa: sapeva che nelle
giornate calde i camosci scendono alla base dei picchi
montani per sdraiarsi al sole immersi nelle correnti d’aria
fresca che incessantemente si riversano giù dalle vette:
condizionamento d’aria elargito dalla natura. Von Almen si
sentiva ottimista mentre faceva scorrere il potente binocolo
“Zeiss” lungo i ghiaioni alla base della parete e spostandolo
poi lentamente verso l’alto, inquadrava canaloni e crepacci,
guglie e nevai”.
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“Arrampicarsi all’Inferno”
di Jack Olsen, CDA